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Catino (bacile)

inventario: 04PM ARCTA
classe ceramica: Ingobbiate graffite
MISURE
Altezza: 8,8 cm
Diametro: 36,0 cm
spessore parete: 0,8 cm

Descrizione Catino frammentario e lacunoso; vasca troncoconica, tesa leggermente inclinata con orlo a sez. rettangolare; fondo piano; ingobbio e vetrina solo all’interno, all’esterno coprono l’orlo. La decorazione è di tipo comprende al centro del cavo quattro foglie cuoriformi campite a bande oblique; sulla parete, motivi vegetali; sulla tesa, sequenza a doppia linea ondulata, intervallata da bande verticali parallele. Colori: giallo ferraccia/verde ramina. ArcTa con ingobbio e vetrina solo all’interno
Tipo/area/sito di rinvenimento: FE.01.P.MUN.US1050
Cronologia: seconda metà del XV sec.
Note: Catino frammentario e lacunoso, ricostruito per ca. tre/quarti con 26 frammenti originali combacianti reincollati ed integrazioni, più 2 a sé stanti. All’interno si notano ampi distacchi di ingobbio e vetrina.
crediti fotografici: Foto su concessione del MiBACT - Soprintendenza per i beni archeologici dell'Emilia Romagna. Riproduzione vietata a scopo di lucro, anche indiretto. Per immagini ad alta risoluzione rivolgersi alla Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Emilia-Romagna, sba-ero@beniculturali.it
Bibliografia: Forma: un catino analogo è documentato a Bologna, scavo di S. Domenico, GELICHI 1987a, p. 184, fig. 18.23 (fine XIV-inizio XV sec.) e Rimini, GELICHI 1984a, p. 168, forma 3a (ed ivi bibliografia; particolarm. variante tav. XXI.33, Dono Belli, con ø attorno ai 33 cm); se ne attesta la presenza, fuori regione, anche ad Aquileia, da scavi a sud della Natissa, con una datazione alla prima metà del XV sec., ed un’attribuzione ad area veneta (ø: 31.7 cm), Aquileia 1977, p. 70, n. 179. La stessa morfologia si ritrova in un esemplare del lotto A Carife, FA282, vd. infra [già pubblicato in GARDELLI 1986a, pp. 88-89, n. 27 e Revere 1998, p. 60, n. 6, da rinvenimenti a Ferrara (questo esemplare è invetriato anche sul lato esterno) (per quanto riguarda la cronologia rimandiamo a GARDELLI 1986a, cit. o nostra alla sc., infra)]. Il decoro sulla tesa trova riscontro nel già citato catino dallo scavo bolognese di S. Domenico, vd. supra, GELICHI 1987a, cit., e in uno scodellone sempre da scavi a Bologna (piazza Aldrovandi, fine XIV-inizio XV sec.), FERRARA-REGGI 1966, tav. Ia-b; inoltre, cfr. la sequenza b3 in GELICHI 1984a, p. 177, tav. VI [dal riminese, trovata in associazione a ciotole e scodelle, in queste ultime sulla tesa, Ibid., tav. XIV.11 (scodella, via Minghetti) e XV.15 (ciotola, scarto di prima cottura, Palazzo Guidi] e un catino dall’ex Palazzo del Monte di Pietà, a Forlì, NEPOTI 2009a, fig. 4
(graffita arcaica padana).

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