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Ciotola

inventario: 18PM DECS
classe ceramica: Ingobbiate graffite
MISURE
Altezza: 6,8 cm
diametro (fondo): 6,8 cm
spessore parete in frattura: 0,7 cm

Descrizione Ciotola frammentaria e lacunosa; vasca emisferica con orlo indistinto; piede a disco piano; ingobbio solo all’interno (tracce sporadiche all’esterno, sull’orlo). La
vetrina riveste in maniera uniforme entrambi i lati, compreso il fondo esterno (all’esterno è di colore giallo, con zone tendenti al verde). La decorazione
mostra al centro del cavo, entro cornice circolare, una losanga a lati ricurvi, tagliata in croce, cui corrisponde, per ogni lato, un petalo; sulla parete, rombi stilizzati tagliati entro scomparti. Colori: giallo antimonio/verde ramina. DecS con vetrina su entrambi i lati
Tipo/area/sito di rinvenimento: FE.01.P.MUN.US1050
Cronologia: terzo/ultimo quarto del XV sec.
Note: Ciotola frammentaria e lacunosa, ricostruita parzialmente con 2 frammenti originali combacianti reincollati.
crediti fotografici: Foto su concessione del MiBACT - Soprintendenza per i beni archeologici dell'Emilia Romagna. Riproduzione vietata a scopo di lucro, anche indiretto. Per immagini ad alta risoluzione rivolgersi alla Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Emilia-Romagna, sba-ero@beniculturali.it
Bibliografia: Forma: GUARNIERI et al. 2006a, fig. 14.88 (eccetto il piede). Il motivo centrale della losanga tagliata in croce con lobi su ogni lato trova riscontro in varie ciotole dalla USM5 di S. Antonio in Polesine, sia di tipo arcaico tardivo sia a decoro semplificato, Ibid., ad es. tavv.XIII.54 (ArcTa), XVIII.90 (DecS); da corso Giovecca segnaliamo un frammento di forma aperta in graffita arcaica tardiva similmente decorato, NEPOTI 1992, fig. 16.140. Il decoro è attestato anche su forme chiuse, come mostra un frammento di boccale dalla US1050, cfr. Dec14b, ma anche il boccale biconico da Comparto S. Romano, VISSER TRAVAGLI-WARD PERKINS 1983, tav.1.6. Questo motivo decorativo sembra essere transitato dai tipi arcaici (si tratta, senza dubbio, di uno dei motivi più antichi della graffita arcaica padana, come mostrano alcuni esemplari da area lombarda, vd. FACCIOLI et al. 1997, tav. 2.1-4; NEPOTI 2000b, tav. XXII.3; NEPOTI 2005, fig. 2) a quelli semplificati della seconda metà del XV sec. senza grosse variazioni, cfr. il decoro 2b in GELICHI 1984a, tav.V (da un pezzo
recuperato in via Gambalunga a Rimini, Ibid., tav. XI.1); esso mostra una continuità che va oltre il XV sec., come mostra un frammento dal secondo chiostro di S. Antonio in Polesine, a Ferrara, LIBRENTI-VALLINI 2006, tav. XXXVI.141 (fase II, prima metà del XVI. sec.). Per l’uso del giallo antimonio nella graffita a decoro semplificato, vd. NEPOTI 1992, p. 326.

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