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Piatto-bacile

inventario: 24PM PRE-R
classe ceramica: Ingobbiate graffite
MISURE
Altezza: 6,0 cm
Diametro piede: 7,8 cm
spessore parete in frattura: 0,6 cm

Descrizione Piatto frammentario e lacunoso; vasca troncoconica carenata sul lato esterno, breve tesa inclinata a sez. rettangolare e orlo leggermente rialzato; piede a disco incavato (a sez. trapezoidale in frattura); ingobbio interno, all’esterno ricopre l’orlo. La vetrina è presente su entrambi i lati, all’esterno sino al fondo. La decorazione comprende un motivo principale, al centro della vasca, rappresentato da un
unicorno accovacciato, col muso rivolto a sinistra e il corpo campito a graticcio dipinto; sullo sfondo, fogliame su fondo a tratteggio. Tra la vasca e la tesa si colloca una fascia a nastro spezzato e intrecciato. Sono presenti dei distacchi. Colori: giallo ferraccia/verde ramina. Pre-R con lato esterno invetriato
Tipo/area/sito di rinvenimento: FE.01.P.MUN.US1050
Cronologia: terzo quarto del XV sec.
Note: Frammentario e lacunoso, ricostruito per ca. la metà con 5 frammenti originali combacianti reincollati, più uno a sé stante. Sono visibili dei distacchi di ingobbio e vetrina sul lato interno.
crediti fotografici: Foto su concessione del MiBACT - Soprintendenza per i beni archeologici dell'Emilia Romagna. Riproduzione vietata a scopo di lucro, anche indiretto. Per immagini ad alta risoluzione rivolgersi alla Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Emilia-Romagna, sba-ero@beniculturali.it
Bibliografia: Forma: GUARNIERI et al. 2006a, fig. 13.76 (associata a graffita arcaica tardiva); decoro: lo schema decorativo è tipicamente pre-rinascimentale, con un motivo centrale complesso, in questo caso di tipo zoomorfo/araldico, circondato da fogliame su fondo tratteggiato, racchiuso da un fregio a nastri [per lo schema consueto, vd. anche Ibid., tav. XXIII.118; GELICHI 1992b, fig. 12.4 (con profilo umano, dalla US164)]; come parallelo per la decorazione si segnala un frammento di forma aperta della coll. Pasetti, presso il Museo Davia Bargellini di Bologna, REGGI 1973b, fig. 10 (già pienamente rinascimentale). L’unicorno
raffigurato sul piatto-bacile, mansueto ed accovacciato riconduce all’epoca di Borso d’Este, che ne fece una delle sue delle ‘imprese’ personali, favorendone, di conseguenza, il definitivo consolidamento all’interno del
repertorio estense, vd. DI PIETRO LOMBARDI 1997, pp. 192, 199-200; DOMENICALI 2007, pp. 270-275 e GALVANI 2009, pp. 20, 25,141-144. A livello simbolico, esso incarna un ideale eterno di purezza, che può riferirsi alla purezze delle acque, dunque all’opera di bonifica perseguita sul territorio da Borso, DOMENICALI 2007, p. 275 (Il legame dell’unicorno con l’acqua, così come la raffigurazione dello stesso col corno immerso in un ruscello e la stessa valenza purificatoria, trovano dei paralleli in area nord europea, più precisamente in un arazzo forse fiammingo, eseguito tra la fine del XV-inizio del XVI sec. REBOLD-BENTON 1992, pp. 141-142, fig. 123. Si tratta di un arazzo facente parte di una serie unitaria conservata presso il Metropolitan Museum di New York, di probabile fabbricazione franco-fiamminga. Il pezzo di cui riferiamo mostra un unicorno nell’atto di immergere il suo corno in un corso d’acqua probabilmente insalubre o avvelenato, per renderlo puro). L’ideale di purezza incarnato dall’unicorno si estende anche al concetto di castità, intesa nella sua accezione più virtuosa, di cui nuovamente si trovano tracce nella vita di Borso, TRISTANO 1984, pp. 174-175. Diversamente, però, dall’iconografia borsiana, in cui l’unicorno è raffigurato con il corno immergente, questo esemplare mostra una versione alternativa, neppure rampante, con il corno rivolto in alto, forse databile pienamente all’epoca di Ercole I (per l’iconografia borsiana, vd. un piatto dalla vasca USM594 di via
Vaspergolo-corso Porta Reno, GUARNIERI 1995c, p. 35 (sc. a p. 85, n. 247, fig. 40). Sebbene possa trattarsi di una libera interpretazione del ceramista, non è da escludere, infatti, che l’immagine indichi l’affermazione di un repertorio post-borsiano legato al nuovo duca e quindi databile già a partire dagli anni ’70 del XV secolo (va ricordato che l’iconografia estense dell’unicorno subì una trasformazione durante l’epoca di Borso, per poi ritornare a quella consueta, una volta morto il Duca, TORBOLI 2007, pp.19-20; durante l’epoca del Duca Borso «L’Unicorno estense, prima eretto, abbassa la testa e intinge il suo corno miracoloso, o si prepara a farlo, per ottenere la purificazione delle acque immonde ed avvelenate […]», Ibid., p. 20. Tutto questo, naturalmente, senza che venisse meno la simbologia incarnata dell’animale fantastico, che Borso
accolse per primo tra le sue imprese, ma che certamente non era nuovo in casa d’Este, Ibid., pp. 17-18; GALVANI 2009, pp. 141-142; vale a dire la bonifica territoriale cui si accennava sopra). Si tratta, ovviamente, solo di un’ipotesi, poiché non abbiamo la sicurezza che questo piatto sia stato fabbricato a Ferrara, mentre è certa la presenza dell’unicorno anche su esemplari graffiti recuperati fuori dalla città estense: Bologna, GELICHI 1991, fig. 4.2 (scarto di prima cottura di piatto in gr. pre-rinascimentale, dalle volte di Palazzo Fantuzzi); area veneta, vd. Padova 1993, p. 146, n. 45 (frammento di tagliere in graffita rinascimentale, fine XV-inizio XVI sec.); Udine, Palazzo Ottelio, NISBET-COSTANTINI 2000, p. 309, nn. 334-335 (mattonelle datate tra la fine del XV-inizi XVI sec.).

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