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Disco

inventario: 191
classe ceramica: Ingobbiate monocrome
MISURE
Altezza: 1,3 cm
Diametro: 26,0 cm

Descrizione Disco ingobbiato e invetriato monocromo di colore lionato, anche nello spessore, graffito a punta e a stecca solo sul recto; il bordo è leggermente rialzato. Il motivo decorativo è formato da una figura femminile in piedi, panneggiata all’antica, con le vesti mosse e l’acconciatura elaborata, tenente una sfera nella mano sinistra. Tracce del treppiede distanziatore sul recto e sul verso incisioni a cotto formanti una griglia di perpendicolari a distanze irregolari.
Tipo/area/sito di rinvenimento: Provenienza sconosciuta (Ferrara?)
Cronologia: XVI sec.
Note: La forma potrebbe corrispondere alle cosiddette “sottocoppa”, definizione utilizzata per piattelli di diametro tra i 12 e i 14 cm oppure, visto il diametro maggiore, ai taglieri (fino ai 50 cm). Sussiste l’ipotesi che si tratti del fondo di un catino o di una scodella, anche se non escluderemmo un utilizzo come elemento di rivestimento per un arredo importante come una fontana o una stufa, sulla base del singolare trattamento del verso.
La decorazione è una possibile allegoria della Fortuna, derivante dalla sovrapposizione in età medievale tra il dio greco Kairos (il caso) e la dea romana Fortuna. Come nel dipinto di Dosso Dossi, Allegoria della Fortuna (1535- 38) qui troviamo i due attributi tipici della dea: le vesti fluttuanti, sinonimo di mutevolezza e la sfera, allusiva all’instabilità della sorte (sebbene sia più frequente la sfera posta sotto i piedi, non mancano versioni in cui è tenuta in mano). Mancano invece la benda sugli occhi, la cornucopia, la vela, il caduceo o le ali che talvolta identificano la Fortuna.
Lo stile grafico è abile e sciolto, confrontabile con i disegni di Girolamo da Carpi. Si veda ad esempio lo schizzo dell’ambito del Sellari conservato al British Museum (n. inv. 1950,0816.4) in cui la resa dei piedi, il caratteristico tratteggio nella gamba della figura a sinistra e nello sfondo richiama quello del nostro pezzo, insieme alla predilezione per i segni di contorno brevi e ricurvi.
Il disco è ricomposto e integrato con restauro di tipo mimetico.
Bibliografia: Magnani, 1981, p. 142, fig. 51; Revere, 1998, pp. 268- 269, n. 324.
Cfr. forma: S. Antonio in Polesine, 2006 fig.13, p. 207 (ingobbiate monocrome e monocrome graffite); FA58, FA75. Decoro: un’allegoria della Fortuna detta “Fortuna Marina” compare come decoro di alcuni albarelli della bottega pesarese Dalle Gabicce datati 1579. Un’altra possibile versione della Fortuna in ceramica graffita compare su un piatto già nella collezione Bareiss, di manifattura italiana settentrionale, ovvero una figura maschile alata tenente una sfera (Bareiss, 2005, p. 29, n. 53). Il legame più stringente per affinità stilistiche e formali si ha con l’esemplare FA75, raffigurante una figura femminile con due amorini entro un giro di foglie ricorrenti.

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Lucia Bonazzi (lo ha documentato)

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